venerdì 15 agosto 2014

La trasferta più bella che non ho mai fatto

Cari delfinopati,
qualche tempo fa eravamo fra amici sulla spiaggia di San Vito. Dopo un buon bicchiere di Trebbiano e svariate porzioni di fritto misto - come sempre ci capita - abbiamo iniziato a parlare dell'amatissimo Pescara Calcio, cercando di tirar fuori i personaggi più assurdi che abbiano vestito, almeno una volta, la nostra casacca. (E voi potrete sicuramente aiutarci con qualche piccola chicca! ;-)
Dopo aver riesumato i Puccinelli, gli Iannuzzi o i De Souza di turno, uno di noi ha chiesto agli altri: "Uagliù, ma qual è stata la trasferta più assurda che vi siete fatti?".
Ho subito preso la parola: volevo raccontare di quella volta a Portogruaro, quando in vantaggio 2-0 ci facemmo riprendere da Bocalon (più voccalone lui o noi, che prendemmo quel goal?), oppure di quella volta a Trieste, quando sul 3 a 0 per loro (che per noi voleva dire retrocessione in C1) e con me ospite di un caro amico triestino (in curva loro) pensai:"Mo' quasi quasi scavalco e dò un cazzotto a Croce (non per acredine, ma solo perchè era il più vicino!) così ci danno il 3 a 0 a tavolino e siamo salvi.
Sì, mi diffiderebbero, ma tornato a Pescara verrei trattato come un dio!'
Ma poi non lo feci (per fortuna mia e di Croce!) e quindi non c'è niente di troppo incredibile da raccontare (tranne la ljubianska con cui cercai di tirarmi su panza e morale!).
E allora ho pensato di parlare della trasferta più bella in assoluto, quella che -però - non ho mai fatto. E non voglio parafrasare il poeta Hikmet, che ci dice che "il più bello dei mari è quello che non navigammo". Assolutamente. Parlo proprio di una trasferta che non ho avuto il coraggio - anzi la voglia - di fare.
La trasferta di Trento.
Sì, lo so. Molti di voi sgraneranno gli occhi dicendo "Ma che dici, cussù? Noi contro il Trento non ci abbiamo mai giocato!".
Avete ragione. Col Trento mai (almeno a mia memoria, quella di un trentenne schiavo del delfino dall'anno 1992-1993).
Ma col Mezzocorona sì.
Anno di grazia 2008 (poco tempo fa quindi, eppure sembra passato un secolo!).
9 agosto. I turno di Coppa Italia.
MEZZOCORONA - PESCARA 0-2 con reti di Cardinale e Bazzani.
Una partita che non è proprio passata agli annali, nè per blasone degli avversari nè per il gioco espresso dai nostri. Eppure avrei voluto farla, quella trasferta. Davvero. Perchè, vi direte? Sempre per quella sorta di vacua epicitá che accompagna ogni vero malato di Delfino: la voglia di esserci sempre e comunque, meglio se in un luogo lontano e per una partita di scarso interesse. Siamo tutti bravi a farci 400 km per la serie A da conquistare - pensa il tifoso da epicitá - ma chi se l'accolla una trasferta senza senso a Trapani o a Marcianise? Chi?
Soltanto un folle, ci verrebbe da rispondere. Ecco perché IO avevo progettato la trasferta di Mezzocorona non appena erano usciti gli accoppiamenti di Coppa Italia (sí perché a quei tempi ero convinto che la partita si giocasse proprio nel paesino del Trentino e non nel 'mitico' stadio 'Briamasco' di Trento!), ma purtroppo uno stramaledetto cambio di turno a lavoro mi negò la gioia di questa piccola impresa da tifoso... Peccato, perché poi, parlando con gli amici di San Vito, sono venuto a sapere che al Briamasco a difendere sugli spalti i colori del Delfino sarei stato l'unico.
L'unico ad urlare ed esultare per i goal di Cardinale e Bazzani (!); l'unico a far partire l'inno non appena i ragazzi entravano in campo; l'unico a sognare, cantando a squarciagola i nostri cori, un pronto ritorno in serie A.

L'unico, infine, a ricordare che 'quel che ci sconvolge - ora e sempre - è la Lazio in Champions League' ....

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