venerdì 7 novembre 2014

Distanze

Qualche giorno fa il quotidiano Il Centro pubblica una specie di inchiesta in cui intervistava alcuni ex presidenti del Pescara. Il risultato dell'inchiesta era racchiuso nel titolo:"QUI NON SI PUO' FARE CALCIO". E perché mai? Ovvio: i tifosi sono troppo esigenti, pretendono troppo dalla società.
Già a Pescara si è esigenti. Lo si è sempre stati. Ma siamo appunto a Pescara e, come dice uno che è più pescarese di questi che in città ci sono nati:"Pescara è nu film".
E qui casca l'asino verrebbe da dire: perché il vero problema è questo. A Pescara ben pochi sono i presidenti che non abbiano usato la società per i propri interessi e che si siano realmente identificati con ciò che la città vive e sogna.
Perché possiamo raccontarci tutte le barzellette del mondo sul fatto che "non siamo da Serie A" ma a Pescara devi comunque puntare al massimo. Innanzitutto e soprattutto giocando bene. Se non lo fai sei destinato ad essere contestato e fischiato, c'è poco da fare.
D'altronde alla stampa, ai presidenti, agli allenatori, ai giocatori fa comodo avere una tifoseria capace di entusiasmarsi come poche altre quando tutto va bene. Facile esaltare le 100 mila persone che il 27 maggio 2012 festeggiavano in tutta la città il pullman della squadra in un delirio collettivo che non ha eguali in Italia (altro che non siamo da Serie A!). Ebbene a questo c'è il contraltare: non ci si può e non ci si deve accontentare della mediocrità.
Altrimenti ci si può trasferire tranquillamente a Carpi o a Sassuolo, se si va male nessun fischio ma se si va bene stadio vuoto lo stesso e niente feste, niente 100 mila tifosi in piazza, niente di niente.
Perché chi in questi giorni (ma già dal finale dello scorso campionato e qualcuno addirittura dalla Serie A) si lamenta dell'atteggiamento della tifoseria dimostra di non conoscere la città e un altra sua caratteristica: a Pescara non esiste la mezza misura, esiste il bianco e...l'azzurro. Esiste la bellezza assoluta e la bruttezza assoluta. E spesso sono gli stessi "prenditori" ad avere reso questa città così con i loro magnifici abusi edilizi. Di cosa lamentarsi?
Farebbero bene a ricordarlo tutti. Perché una città iper moderna e iper metropolitana (con tutto ciò che di positivo e negativo questo comporta) quanto e più di tante altre città anche molto più grandi può dare tantissimo ma non la si può prendere in giro.
E dato che, evidentemente, la stampa sta preparando la strada alla fuga di "State Sereni" con la scusa che qui è impossibile costruire qualcosa non sarà male ricordare quanto Sebastiani ci abbia fatto stare sereni nei tre anni della sua presidenza.
Presa la società a marzo 2012 si è trovato per le mani il patrimonio sopra descritto: una città di 120 mila residenti capace di portare in piazza a festeggiare 100 mila persone. Ebbene cosa hanno pensato i geni? Visto che i pescaresi non ragionano per la squadra mangiamo il più possibile. E così in A smantellano la squadra, prendono carneadi in giro per il mondo con la collaborazione dei peggiori personaggi in circolazione nel mondo del calcio (Mino Raiola e Daniele Delli Carri) pagandoli per di più uno sproposito (4,8 milioni per Vukusic!). Ciliegina sulla torta? Prezzi di abbonamenti e biglietti più che raddoppiati. Risultato? Il totale degli abbonamenti e voucher poco sopra gli abbonamenti sottoscritti il Serie C/1 nel 2009-10 e stadio semivuoto a parte Pescara-Inter, Pescara-Juventus, Pescara-Milan (stadio di fatto consegnato ai tifosi delle grandi). Ora torno a sottolineare il dato: 100 mila tifosi in piazza a festeggiare. Chiunque capirebbe le possibilità questo dato apre con una politica di prezzi semplicemente decente.
Miracolosamente comunque (ma veramente per intervento di San Cetteo) nel girone di andata facciamo 20 punti e saremmo salvi. L'impresa sembra non impossibile e tutti sperano in due/tre innesti a gennaio e provarci davvero.
E invece la premiata ditta Sebastiani-Iannascoli-Delli Carri riesce nel miracolo di indebolire quella che era la squadra più scarsa della A. Arrivano personaggi improbabili (chiamarli calciatori è veramente troppo) e retrocediamo nel modo più umiliante possibile, 2 punti in 19 partite. Nemmeno il Santo Patrono può nulla se vai girando con Bianchi Arce, Caraglio e Sculli.
In tutto questo la tifoseria alla società, nonostante mille mugugni, non dice "A" alla società. La buonanima di Pietro Scibilia per meno della metà sarebbe stato linciato a piazza Salotto.
Stagione scorsa. Delli Carri viene giustamente promosso al Genoa. Uno che riesce a costruire un gioiellino come il Pescara in A va giustamente premiato (e questo apre una serie di interrogativi sul perché la Serie A sia stata gestita in un certo modo). Arriva come DG Giorgio Repetto che fino al giorno prima faceva l'opinionista a Rete8. Senza nulla togliere alla dignità di tale ruolo e con tutto il rispetto per ciò che ha fatto da calciatore del Pescara, ma sin da subito mi sembrò l'ennesima presa in giro (a parte il fatto che a Pescara-Fiorentina uno lo chiamò lupetto, ma questa è un'altra storia).
Repetto si presenta con un allenatore di grido come Pasquale Marino e alla conferenza stampa di presentazione si lancia in affermazioni roboanti:
Quest'anno rompiamo il culo a tutti!
Lo ha detto lui, io cito. Detto per inciso in quella stessa conferenza stampa accade una cosa assurda: almeno 1000 tifosi indiavolati che si esaltano alle esternazioni del nostro DG.
Onestamente, e chiedo scusa se qualcuno che era presente dovesse leggere, 1000 allocchi. Ma anche la testimonianza di come si ragiona a Pescara, dove basta poco per accendere l'entusiasmo che fa così comodo a tutti i sapientoni che in questi giorni puntano il dito.
Ci presentiamo al via del campionato con un'unica frase Nu e lu Palerm, 12000 spettatori alla prima giornata e una squadra decente sulla carta. Ma invece niente. A metà andata addirittura siamo in zona retrocessione. Poi la squadra sembra ingranare e risaliamo addirittura al terzo posto e sembra che sì, possiamo giocarci la A. Basta acquistare le giuste pedine a gennaio.
E a gennaio anche questa volta non arrivano le pedine. Non solo ma stesso copione della A: inanelliamo sconfitte allucinanti e nemmeno un sergente di ferro come Serse Cosmi riesce a dare la scossa. Ci salviamo solo grazie ai punti dell'andata. Anche qui il signor Sebastiani non riceve mezza contestazione.
E quest'anno stessa storia. Anzi le prospettive sono peggiori. Perdere 0-5 in casa con il Carpi è troppo. E stampa, allenatore, giocatori e soprattutto società dovrebbe ringraziare una tifoseria che da tre anni ingoia umiliazioni su umiliazioni e solo adesso si è risolta a dire basta, peraltro in modo fin troppo civile rispetto a ciò che accadeva non più di 10 anni fa (Pescara-Crotone 2005 qualcuno la dovrebbe ricordare).
Quindi altro che QUI NON SI PUO' FARE CALCIO, qui calcio si può fare benissimo. Ma seriamente e ambiziosamente. Perché la distanza tra i "prenditori" pescaresi e i tifosi del Pescara è questa e temo sia abissale: loro ragionano da provincialotti tesi a guadagnare il massimo dal minimo, i pescaresi sognano e vogliono divertirsi allo stadio.

 

martedì 21 ottobre 2014

Di bomber e autunni pescaresi

Due domeniche fa al solito bar eravamo tutti soddisfatti: il Pescara aveva appena asfaltato il malcapitato Crotone con un sono 4-1 che sommato al 4-0 all'Entella faceva presagire l'uscita definitiva dal limbo delle prime giornate.
E' vero, qualcuno aveva avuto da ridire perché, a ben vedere, nel secondo tempo si erano palesate le solite cose: sprecato il 3-0 con Politano che tira una ciofeca invece di un rigore; Baroni che toglie un attaccante (Pasquato) e mette un difensore (Salomon) e a Pescara questa è lesa maestà; Crotone che trova il 2-1 e sfiora il 2-2 con un palo incredibile.
Però qualcun'altro aveva messo un punto con una sentenza inappellabile:"Vincem 4-1 a Croton e nin vi pijac ah?". 
Già perché dopo tutte le difficoltà di cui sopra a Crotone è entrato in gioco lui: Federico Melchiorri. Se è vero che in grandi giocatori risolvono da soli le partite e guidano la loro squadra nei momenti di difficoltà, a Crotone abbiamo visto un fenomeno.
Due gol incredibili e bilancia che si è spostata inevitabilmente dalla nostra parte. Ora starà a lui a scegliere se entrare nella, ristretta, cerchia dei bomber o in quella, ampia e popolosa, dei bidoni.

In origine fu Mario Tontodonati, bomber e capitano della Strapaesana, che si dice fosse idolatrato al Rampigna e che quasi trascinò il Pescara in Serie A in tempi non sospetti (parliamo del 1941).
Poi anni di buio e arrivò una coppia che, pur non segnando tantissimo, è rimasta nel cuore dei pescaresi: Serato e Capogna protagonisti con Tom Rosati a metà anni 70.
A metà anni 80 troviamo IL bomber: Stefano Rebonato. 21 gol con Galeone e record rimasto imbattuto fino a due anni fa. Il buon Rebogol quell'anno segnava in ogni modo.
Negli anni 90 almeno tre sono i bomber: Andrea Carnevale, Federico Giampaolo e Mauro Esposito.
Il resto è storia recente: Andrea Cecchini trascinatore in B e poi i due.
Marco Sansovini, IL capitano in questi ultimi anni, e Ciro Immobile, sul quale non c'è bisogno di aggiungere altro.

La lista dei bidoni è molto più lunga e va di pari passo con un'altra caratteristica del calcio pescarese.
Passati gli anni quaranta, gli anni d'oro della Strapaesana, il Pescara finì nel baratro della Serie C.
Esattamente, tra il 1948-49 e il 1973-74, il Pescara non disputò un solo campionato di Serie B e conobbe anche umilianti retrocessioni in quella che allora veniva chiamata IV Serie.
In tutti questi 25 anni ci fu una costante: ogni stagione si partiva con l'obiettivo dichiarato della promozione, con nomi sulla carta altisonanti che avrebbero dovuto fare la differenza. 
Puntualmente, a dicembre, il Pescara si era sgonfiato e puntava ad un anonimo campionato di mezza classifica. I presunti fenomeni si rivelavano bidoni venuti a svernare in riva all'Adriatico, salvo diventare improvvisamente di nuovo fenomeni non appena cambiavano aria. 
Detto per inciso, solo Tom Rosati riuscì a rompere questa costante, prendendoci in Serie D e portandoci in Serie B in due stagioni. 
Poi arrivarono gli anni 70 e 80, per il Pescara oggettivamente anni d'oro, ma gli anni 90 hanno riproposto lo stesso identico copione, anche se questa volta in Serie B. Squadra costruita in estate con nomi altisonanti e dichiarazioni di Serie A che puntualmente a metà campionato si sgonfiava e finiva a metà classifica. Ora fatevi due conti: vi ricorda qualcosa tutto questo?

E così arriviamo a Vicenza-Pescara.
Partita di livello infimo, da 0-0. E invece l'abbiamo persa.
Il Vicenza non segnava da 120 minuti, quale migliore occasione per farlo sbloccare?
Il Pescara non ha mai tirato in porta e, se non tiri, difficilmente vinci.
Cos'altro dire? Che siamo a ottobre ma la strada imbroccata anche quest'anno sembra chiara: con l'autunno (sia pure estivo come questo), insieme alle foglie cadono i sogni di gloria.

A meno che qualcuno (leggi Melchiorri) non decida di fare il bomber e non di passare alla storia come l'ennesimo bidone venuto a svernare.

venerdì 10 ottobre 2014

Maniero. Un atto d'amore.

Iniziamo dai dati, dalla mera statistica. Riccardo Maniero è con 4 reti il vice-cannoniere del campionato di serie B 2014-2015. Sì, lo so: sono state giocate SOLO 7 partite, per cui pontificare l’autore di una tripletta (più o meno casuale) contro la Virtus Entella è estremamente pericoloso.
Appunto, torniamo al dato numerico. Sinora, in maglia biancazzurra, Riccardo Maniero ha giocato 90 partite ufficiali (85 in campionato, 5 in Coppa Italia) segnando complessivamente 28 reti (24 + 4). Forse neanche lui ne è a conoscenza, ma con la tripletta di sabato scorso è arrivato a un passo dalla top ten dei marcatori di sempre in maglia biancazzurra: Immobile, che in riva all’Adriatico sarà sempre ricordato come il cecchino infallibile dell’annata zemaniana, è decimo in questa speciale classifica con 37 presenze e 28 reti (tutte in campionato). Andrea Carnevale - che nella mia personalissima Trimurti degli idoli di sempre è dietro solo a Junior e Giampaolo – si è fermato anch’egli a quota 24 reti in maglia biancazzurra.
Insomma, volenti o nolenti, il buon Riccardino, con i suoi 28 goal, è già nella storia della Pescara Calcio. E lo sarebbe a prescindere, dopo quel goal-meraviglia contro la Nocerina che ci ha permesso di chiudere al primo posto la mitica annata 2012-2013.
E proprio da qui vuole partire il mio panegirico in suo onore. Come ogni curvaiolo che si rispetti, ho sempre trattato Maniero con quel misto di benevolenza mista ad esasperazione che è tipica del tifoso appagato o di quello frustrato (a seconda degli alti – pochi – e dei bassi – troppi – del beneamato Delfino).
Insomma, chi di voi/noi non ha sorriso ai tentativi impacciati del Maniero panchinaro delle prime due annate in biancazzurro? Chi non lo ha riempito almeno una volta di improperi al terzo goal mangiato in pochi minuti, urlando a squarciagola “ Manié, tu sctì proprie chiuse! Và a coje la live che ‘nde serve manghe la scale!” . Ebbene sì, io l’ho fatto. E non me ne vergogno.
Ho poi letto non so dove che alla prima di Zeman (quella contro il Verona ndr) era Maniero il titolare designato (visto che Immobile era arrivato tipo il giorno prima…), ma che il buon boemo lo relegò in panchina perché – pare – avesse i calzoncini abbassati e, colto in fallo dal mister, avesse risposto qualcosa tipo “Mister, io li porto così!”
  • Bene, mio caro, allora accomodati pure in panchina – gli rispose Zeman
Panchina dalla quale difficilmente si alzò quell’anno. Chissà come sarebbe andata la sua annata (e la nostra!) se il Boemo non fosse stato così inflessibile, non lo sapremo mai.
Però, da quando ho letto questa storia (vera o falsa che sia) ho guardato a Maniero con sempre maggior simpatia. Mi sono incazzato (e mi incazzerò sempre) quando sbaglia un goal che farei anch’io, ma l’ho rivalutato completamente dal punto di vista umano, dal punto di vista personale.
Il buon Riccardo ha sempre dato l’anima per questa maglia e malgrado gli evidenti limiti tecnici e atletici è uno dei pochi che la onora sempre, che cerca sempre di gettare il cuore oltre il famigerato ostacolo. E in questi tempi di puttanelle isteriche in maglia biancazzurra, non è comunque una cosa da poco…
Col passare del tempo Maniero è diventato per me una sorta di intima sicurezza; un giocatore generoso, discretamente scarso, che però ha cuore, ha grinta, ha voglia di emozionarsi ed emozionare.
È diventato insomma uno di famiglia. In Maniero, nella sua cessaggine-con-acuto-finale io rivedo me stesso. Il panzer limitato ma infinitamente generoso, che farebbe di tutto pur di provare la gioia del goal. Che farebbe di tutto per quella fottuta maglietta biancazzurra. Un buon faticatore dell’area da rigore che – comunque – a fine carriera avrà fatto un centinaio di goal tra i professionisti. Un Nappi, un Marescalco, un Giovanni Pisano (magari!).
Maniero. Uno di quelli che tra dieci anni rimpiangeremo (o continueremo a rifrecare) senza renderci conto che, intanto, nel loro piccolo, hanno fatto la storia del Pescara.
P.s. Se in curva vedete un uomo grassoccio che indossa la maglia di Maniero non dileggiatelo. Sono io.

P.p.s. Per una statistica completa dei goleador in biancazzurro potete andare su: http://it.wikipedia.org/wiki/Delfino_Pescara_1936#Statistiche_individuali

JOHNNY FELICE

venerdì 3 ottobre 2014

Il disagio dell(e) ex

In origine fu un tale Giagnoni (o Giaglioni, gli almanacchi non ci vengono in soccorso).
Pare che fosse andato via da Pescara in aperta polemica con la società dell’epoca (ah, i tempi non cambiano mai…!) e ogni maledetta volta che tornava a Pescara da ex erano partite memorabili, partite della vita. La sua forza era decuplicata, il suo piede da tramviere diventava quello fatato di un Rivelino o di un Rivera. Il Lecce di Giagnoni sembrava il grande Real di Puskas o di Di Stefano.
Non so se gli anni ’80 siano stati pieni di storie del genere, perché ho trent’anni e seguo il Pescara ossessivamente – solo – dal 1994. Ma da quando ho coscienza, ogni domenica (ehm, padron… ogni sabato) ho una certezza: chiunque torni a Pescara da ex sarà Maradona, Maldini e Platini tutti in un solo uomo.
È il disagio dell(e) ex.
Non c’è niente da fare, è così.
“Vabbé” – vi direte – “questi qui vogliono rendere speciale una legge del calcio vecchia come mio nonno…!” Avete ragione a lamentarvi: sicuramente la “legge dell’ex” non l’abbiamo inventata noi a Pescara. Però sfido qualunque altra squadra a esserne così pervicacemente attaccata, così maledettamente vittima com’è il nostro amato Delfino.
Fare un conto delle situazioni in cui siamo stati puniti da un ex è pressoché impossibile. Ogni buon tifoso che si rispetti potrebbe enumerarne almeno una buona dozzina. E così, “approfittando” dell’ennesima prestazione-monstre di Calaiò domenica sera vorrei stilare una personalissima top five degli amori mal-corrisposti finiti male. Con un goal e magari – pure – una beffarda esultanza sotto la curva. La nemesi per ogni buon cascettaro pescarese che si rispetti.



5. Il goal di Antonini in Arezzo-Pescara 2-2 del campionato di serie B 2005-2006.
Perché Antonini avrà fatto dieci goal in carriera e avrà giocato contro di noi UNA volta UNA e chiaramente ci ha segnato. (E poi perché mi ricordo di un’intervista di Antonini in cui parlava di un suo tatuaggio all’inguine in cui era raffigurato un Delfino. E niente: quando ci segnò contro ripensai a questa storia e rabbrividii…)
4. Il goal di Calaiò in Catania- Pescara 2-1 di domenica scorsa
Perché quest’assenza di vittorie dopo sei giornate inizia ad inquietarmi alquanto. E poi perché Calaiò da buon curvaiolo l’ho amato tantissimo sino al 2005, quando andò via in modi discutibili (per usare un buon eufemismo)
3. Il goal di Artistico in Pescara- Crotone 2-1 del campionato di serie C1 2002-2003
Perché è difficile trovare un giocatore che abbia fatto così male a Pescara e così bene in tutte le altre squadre in cui ha militato (così, su due piedi, mi viene in mente soltanto l’eterno incompiuto Fabio Artico)
2. Il goal di Insigne in Pescara- Napoli 0-3 del campionato di serie A 2012-2013
Perché sarebbe stato giusto che fosse stato il Napoli a subirlo, quel goal. Lorenzo il suo primo anno in A l’avrebbe dovuto fare con noi.
1. Il goal di Jonathas in Pescara – Latina 0-1 del campionato di serie B dell’anno scorso
Perché il Jonathas che abbiamo visto all’Adriatico poteva essere utile solo da Cuccitella, per spalmare gli hamburger di senape e maionese. E perché il suo non esultare dopo un goal da 30 mt che ha choccato ogni vero tifoso pescarese è stata una delle più grosse umiliazioni della mia vita da sportivo.


Bene, siamo giunti alla fine anche questa settimana.
Vi direte: “Ma cos’ha fatto questo dissociato, ci ha riempiti la testa di inutili nozioni sugli ex che hanno vestito i nostri colori e non ha parlato affatto della situazione imbarazzante in cui ci troviamo?!?
Esatto, amici miei. Si chiama rimozione.
E trovate la spiegazione di questo psico-patologia a questo link: http://it.wikipedia.org/wiki/Rimozione

Alla prossima avventura.

JOHNNY FELICE

sabato 27 settembre 2014

19-20-46-83-145

I nostri ormai affezionati lettori si staranno giustamente chiedendo:"Ma è sabato, domani giochiamo a Catania e in settimana abbiamo giocato due partite e non scrivete nemmeno un rigo?".
Domanda più che legittima che ha una sua risposta: il pezzo di questa settimana toccava a me e questa settimana l'ho passata praticamente tutta a lavoro. Poi ce n'è un'altra: martedì sera e mercoledì ero leggermente arrabbiato (Johnny può testimoniare) e allora meglio far sbollire un pò.
Già perché in queste due partite abbiamo visto in scena un copione che sta diventando una (triste) abitudine da due anni a questa parte.
Prima di raccontare le partite però vi starete chiedendo anche:"Ma state dando i numeri al lotto?". Ok, stiamo abbastanza fuori ma il titolo ha un suo significato: dalla stagione 2012-2013 ad oggi (quindi dalla Serie A) il Nostro Pescara ha giocato 85 partite vincendone 19, pareggiandone 20 e perdendone 46. Basterebbero questi numeri: il Pescara ha vinto meno di una partita su quattro giocate. Ma siamo masochisti e abbiamo calcolato i gol: 83 fatti e 145 subiti. Cioè nemmeno un gol a partita fatto e 1,7 gol subiti a partita. Praticamente partiamo sempre da un quasi 0-2 in ogni partita. Se riflettiamo sul fatto che sono passati 6 allenatori e un numero imprecisato di giocatori, credo ci sia poco da discutere su dove vadano cercate le responsabilità di questo disastro.

Ma veniamo alle due partite in questione: Cittadella-Pescara e Pescara-Latina.
Al solito da tre anni a questa parte sono andato a vedere la partita di Cittadella al solito bar. Arrivo al 10' e già perdiamo 1-0. Un mio amico mi fa:"Ci stanno massacrando". Ma come? Siamo all'inizio...
Infatti il Pescara inizia a giocare e a giocare alla grande. Autorevole e aggressivo pareggia con Politano e chiude il Cittadella.
Però tira di qua, tira di là ma la palla non entra. Come con il Trapani o il portiere del Cittadella si veste da Superman e para l'impossibile o sono i nostri che cincischiano e sparacchiano malamente (maledetto Bjarnason!).
Il commento unanime è:"Scì stem a jucà ma avema fà lu gol". Ma "lu gol" non arriva e il primo tempo finisce 1-1. Siamo interdetti: dominiamo ma non segniamo, "quiss fann nu tir e ci fann lu gol".
Pronti via e il vaticinio sembra trasformarsi in realtà: Coralli sta per fare veramente il 2-1 ma Fiorillo para. Ripartiamo, pasticcio inguardabile della difesa del Cittadella, palla che fa il flipper sulle teste di due/tre difensori locali e finisce sulla testa di Melchiorri che insacca.
Il bar esplode e c'è un'unica convinzione: mò gliene facciamo 5. Convinzione rafforzata dal fatto che Pasquato sfiora il 3-1 subito subito.
E invece...e invece ecco il solito Pescara. Improvvisamente non giochiamo più e il Cittadella inizia ad attaccare. Ci si affida ad ogni mezzo per scongiurare ciò che tutti temiamo. Qualcuno invita alla reiterata imprecazione (e pure qualcosa di più) quando il Cittadella tira come rimedio sicuro al gol.
Sembra funzionare fin quando Coralli solo soletto devia al volo e fa 2-2. Cadiamo in un incubo: NO ANCORA UNA VOLTA NO. E invece passa poco ed è 3-2.
Perdiamo, sto e stiamo neri. Ma martedì c'è il Latina e dobbiamo vincere.
C'è in sospeso un storia su Latina risalente al 1974 ma la racconterò per il ritorno, anche perché è strettamente legata al loro stadio.
Martedì siamo tutti carichi. O meglio, quelli che ci sono perché siamo veramente pochi allo stadio.
C'è poco da dire sulla partita: scapoli e ammogliati.
L'attesa di molti è ovviamente nei confronti del più esecrato ed odiato degli ex: Ferdinando Sforzini, fondamentalmente colpevole di aver segnato due gol in due anni a Pescara e altrettanti in quattro partite a Latina.
Quando sei colpevole di certe cose a Pescara non sei perdonato. E così appena tocca palla Sforzini viene sommerso di fischi mentre dietro di noi si urla SFORZI' TI TAJEM.
Comunque in tutto questo andiamo anche in vantaggio con Melchiorri che sembra essere meglio del catafalco di Maniero.
Poi, immancabilmente, immutabilmente, regaliamo il gol al Latina. 1-1.
Poi il nulla. Assoluto e totale da ambo le parti. Non un tiro, non un'azione. Niente di niente se non orrendi rilanci sbagliati che non si vedono nemmeno in Eccellenza.
Non sappiamo se ridere o piangere e proviamo a buttarla sul ridere. Ma monta un frustazione sorda contro tutti: società, squadra e pure allenatore.
Società: non bisogna neanche spiegarlo. I risultati sono lì e parlano da soli.
Squadra: da tre anni a questa parte bambini viziati calcano il prato dell'Adriatico e alla prima difficoltà si sciolgono e vanno in bambola.
Allenatore: l'anno scorso ha fatto le fortune del Lanciano con due "qualità". Difensivista a oltranza e un fattore Boscaglia (sempre la parte bassa del nostro corpo) allucinante. Al momento non s'è vista né l'una, né l'altra.
La riprova? 95', Politano ha una palla che deve mettere semplicemente dentro. Non può sbagliare. Non deve e sbagliare. E invece? Ciabatta orrendamente e spara fuori.
Io sbrocco in modo clamoroso, sbrocco che il giorno successivo sarà definito monumentale, ma rimane il fatto: cinque partite tre punti. Siamo penultimi e domani andiamo a Catania per quello che, classifica alla mano, è un clamoroso scontro salvezza.
Ah, ricordo che con Catania abbiamo un conto in sospeso dal 26 maggio 2002.

giovedì 18 settembre 2014

Io, alla fine, con il Bologna ho vinto 2-0

Succede ogni volta. Ogni maledettissima volta. Mi esalto per nulla.
Per una dichiarazione di Bjarnason in cui promette incursioni e goal a raffica; per le parole del Fiorillo, del Pinna o del Nello Cusin della situazione, in cui dichiara che Pescara è casa sua e che – dopo un anno di appannamento – è voglioso e pronto al riscatto con la maglia biancazzurra.
È successo anche stavolta. Dopo le parole di Baroni nella presentazione al match contro il Bologna, mi sono detto: “ Li asfaltiamo. Vinciamo facile 3 a 1”.
Sono entrato così tanto in questo mood positivo che ho –pressoché- obbligato un caro amico pescarese che vive in terra felsinea a tornare giù SOLO per la partita. Un rendez-vous allo stadio di due o tre ore, una genzianuccia al Ritrovo del Parrozzo e poi via, di nuovo a Bologna a “farsi il fregno” con baristi e colleghi d’ufficio per la vittoria conquistata il giorno prima.
Ho persino convinto la mia povera ragazza – sì , lo ammetto!... cesenate – che passare un venerdì sera allo stadio Adriatico e godersi la disfatta degli odiati cugini bolognesi sarebbe stato un appuntamento imperdibile. Il top dell’estate pescarese.
E invece…
Invece è successo che il treno del mio amico ha fatto il consueto ritardo di mezz’ora, arrivando alle 20,55 e producendo in me una serie infinita di bestemmie (mai e poi mai sono arrivato a partita iniziata! … e che non capiti mai più, visto come è finita!); bestemmie ulteriormente rafforzate dai primi timidi sms provenienti dagli amici allo stadio che recitavano pressappoco così:
h 21,01 Goal del Bologna
h 21,04 0-2
h 21,09 0-3
mentre io tentavo di sintonizzarmi – vanamente – sullo streaming di www.forzapescara.com.
Intanto l’amico era arrivato, il morale era sotto i tacchi, la genziana era andata a farsi fottere. E noi eravamo arrivati allo stadio al 44’ del primo tempo.
Atmosfera raggelante. Silenzio assordante.
E invece torna in campo il Pescara che non ti aspetti. Cattivo, malizioso, mai domo. In 22 minuti torna a illudermi meglio e più di prima. Al 25’ del secondo tempo sono arci-convinto che la partita (che diverrà sicuramente epica) la vinceremo noi 4-3, guidati dall’ariete Maniero e dalle prodezze di Pasquato.
All’ottantesimo inizio a credere che alla fine un pareggino col Bologna in 10 non è poi così male. All’88 invoco a gran voce dai Rangers il canto “Fino al novantesimo, fino al novantesimo Pescara goal, Pescara goal!!” Al ’94 vago per la zona bassa della Curva sperando nel fattore-Baroni o fattore-Lanciano ( gli stramaledetti goal segnati negli ultimi secondi dai cugggini l’anno scorso). E invece niente.
Il mediocre Candussio fischia la fine. Usciamo di nuovo sconfitti in casa 2-3 dal Bologna. L’ultima volta era successo “grazie” a Diamanti e Gilardino; adesso a punirci sono Buchel e Casarini. (ex Lanciano ndr).
L’umore è nero, il morale sotto i tacchi.
Devo assolutamente trovare una nota positiva, che mi eviti una serata di pesante cascetta (o che –meglio- mi illuda di averla evitata).
E così, prima di salutare gli amici in curva me ne esco con un “Vabbò, io alla fine col Bologna ho vinto 2 a 0!”
[MI SAREI MANDATO A FANCULO DA SOLO, LO AMMETTO]
E invece i poveri compagni di sventura, malconci e sconfortati, sorridono, pensando già a Cittadella e alla bandiera biancazzurra che sventolerà anche al Tombolato. Pronti per un’altra avventura.


P.s. Il giorno dopo il solito amico che mi aggiornava sullo stato della partita mi sveglia così:
Buongiorno! Sono ancora in cascia per ieri sera.

Porca troia. Non guariremo mai.

JOHNNY FELICE

mercoledì 10 settembre 2014

Le leggi del calcio pescarese

Il calcio in generale, e quello pescarese in particolare, ha le sue leggi immutabili e irrazionali. A Pescara due in particolare sono puntualmente verificate e verificabili: 
1) giocatori che arrivano da queste parti come fenomeni, si dimostrano "bandoni", scappano nottetempo in un'altra squadra e improvvisamente tornano ad essere fenomeni;
2) campi dove non riusiamo a vincere nemmeno per sbaglio se non nelle stagioni miracolose (e non sempre basta, vedi Ascoli l'anno di Zeman).

Entrambe queste leggi hanno trovato pronta applicazione domenica 7 settembre.
La prima risale in realtà a sabato. All'ultimo secondo di mercato il Pescara si è riuscito finalmente a liberare di Ferdinando Sforzini, bandone di rara portata, cedendolo al Latina. Il "buon" Nando appena sbarcato nell'Agro Pontino ha ben pensato di coprire di insulti tutto e tutti come da copione ormai scontato.
Bene, sabato sera uno degli anticipi era Latina-Crotone. Domenica mattina mi dico:"Vediamo cosa ha fatto il Latina". Non l'avessi mai fatto: scopro, con grande sconcerto, che il Latina ha vinto 1-0 con gol al 79' di, indovinate un pò? Proprio lui! Nando Sforzini autore di BEN 3 gol in un anno e mezzo a Pescara.
Sarà l'aria di Latina a rivitalizzare i giocatori, dato che l'anno scorso un altro bandone epico qual'era Jonathas è riuscito a fare la figura del centravanti.
Misteri del calcio pescarese.

L'altra legge era insita nella partita che il nostro Pescara si apprestava ad affrontare: Ternana-Pescara.
A mia memoria Terni è sinonimo di sconfitta, un pò come Ascoli o Bergamo. Scopro poi dal telecronista che in effetti non espugniamo il Liberati dal lontano 1982, quindi l'approccio al match è quello del "il pari va bene".
Siamo al solito bar e i primi minuti di partita sono caratterizzati dalle maledizioni a Sforzini e dal notare come la tifoseria della Ternana si sia spaccata (qualcuno fa anche notare che, essendo di sinistra, è normale si spacchino...come dargli torto!). 
Il Pescara in campo sembra tenere bene e questo incoraggia commenti sul fatto che i giocatori di oggi siano completamente depilati mentre "m'arcord Tovalier, tenev cert pil". Per chi non lo sapesse Tovalieri ha giocato nel Pescara più o meno l'ultima volta che abbiamo vinto a Terni (in realtà nella stagione 84-85)....
Impressiona Pasquato che si fa vedere più volte mentre ci se la prende con Politano (e con Caprari assente) perché scarsi (e romani).
A parte un tiro di Pasquato e un'occasione per Ceravolo che si inserisce come il coltello nel burro tra i nostri due centrali, succede ben poco.
Ma l'inserimento di Ceravolo dovrebbe essere un campanello di allarme che puntualmente scatta quando arriva un lancio da dietro, Pesoli cade come una pera matura e lascia Ceravolo libero libero di battere il nostro portiere.
Siamo sotto e il morale crolla. L'unica cosa che penso è "ci risiamo". Gol preso come le decine degli ultimi anni e squadra che sembra tornata ad essere quella dello scorso girone di ritorno, solo che siamo alla seconda giornata.
Nel frattempo la colpa del gol viene addebitata ad uno che ha mandato la ragazza a prendere una birra:"te li so dett c'ha da shtà ecch!". Spiegazione accettata come plausibile dai più.
In realtà una prima reazione c'è: Pasquato semina avversari, mette in mezzo e Maniero segna. Il bar esplode ma ci dobbiamo rassegnare quando l'arbitro annulla per fuorigioco (che questa volta c'è).
Allo scadere poi esplode la rabbia: Maniero sbaglia qualcosa che chiunque di noi avrebbe messo dentro. Ingiurie e improperi si sprecano per l'ennesimo errore incredibile e qualcuno, che mantiene un minimo di raziocinio fa notare:"sperem ca nzì 'nnervusisc sennò nin fà mangh nu gol". Parole sante.
Si riparte e si cambia la disposizione del tavolo nella stanza del bar dove stiamo vedendo la partita: con il tavolo al centro segniamo sicuro.
Invece l'inizio è deprimente: il Pescara fatica a reagire, loro continuano ad infilare i due centrali.
Si inizia ad invocare Guana e uno, giustamente fa notare:"scì vabbò ma cuss ni è Maradona".
Com'è come non è, la Ternana cala e il Pescara sale ma davanti Maniero non ne vuole sapere.di inquadrare la porta. Quanto meno siamo lì però e ad un certo punto un difensore della Ternana stende uno dei nostri al limite. E' punizione.
Uno dice:"uagliù mo dobbiamo solo esultare, Pasquato la mette sicuro". Ovviamente lo mandiamo tutti a quel paese. Ma ha ragione. Punizione perfetta, palla in rete. 1-1. Delirio.
Abbiamo raddrizzato la partita.
Ci si lascia andare a facili pronostici:"mo la sfatiamo", "segna Maniero". Intanto Baroni mette Guana (esce Pesoli tra le maledizioni di tutti) e a centrocampo la differenza si vede. Giocatore davvero di qualità.
Intanto però Baroni fa capire chiaramente la sua idea mettendo anche Salomon per Pasquato: se arriva il gol vinciamo ma intanto portiamo a casa il punto.
Qualcuno maledice invocando l'attaccante in più, qualcun'altro saggiamente osserva "quest'ann è cuscì, primo non prenderle".
In ogni caso anche Salomon dà un'ottima impressione, annullando l'attacco di una Ternana che prova invece a cercare la vittoria davanti i suoi tifosi.
Si arriva così all'85' e si inizia ad invocare la zona Baroni (quella del Lanciano dell'anno scorso) per il miracolo.
Ma non arriva nessun gol e così portiamo a casa un altro punticino. La legge è stata rispettata: a Terni non abbiamo vinto nemmeno quest'anno. Ma proprio per questo il punto non è da buttare.
Ora sotto con il Bologna per prendere i primi tre punti della stagione e confermare le buone impressioni di queste prime due giornate.