martedì 21 ottobre 2014

Di bomber e autunni pescaresi

Due domeniche fa al solito bar eravamo tutti soddisfatti: il Pescara aveva appena asfaltato il malcapitato Crotone con un sono 4-1 che sommato al 4-0 all'Entella faceva presagire l'uscita definitiva dal limbo delle prime giornate.
E' vero, qualcuno aveva avuto da ridire perché, a ben vedere, nel secondo tempo si erano palesate le solite cose: sprecato il 3-0 con Politano che tira una ciofeca invece di un rigore; Baroni che toglie un attaccante (Pasquato) e mette un difensore (Salomon) e a Pescara questa è lesa maestà; Crotone che trova il 2-1 e sfiora il 2-2 con un palo incredibile.
Però qualcun'altro aveva messo un punto con una sentenza inappellabile:"Vincem 4-1 a Croton e nin vi pijac ah?". 
Già perché dopo tutte le difficoltà di cui sopra a Crotone è entrato in gioco lui: Federico Melchiorri. Se è vero che in grandi giocatori risolvono da soli le partite e guidano la loro squadra nei momenti di difficoltà, a Crotone abbiamo visto un fenomeno.
Due gol incredibili e bilancia che si è spostata inevitabilmente dalla nostra parte. Ora starà a lui a scegliere se entrare nella, ristretta, cerchia dei bomber o in quella, ampia e popolosa, dei bidoni.

In origine fu Mario Tontodonati, bomber e capitano della Strapaesana, che si dice fosse idolatrato al Rampigna e che quasi trascinò il Pescara in Serie A in tempi non sospetti (parliamo del 1941).
Poi anni di buio e arrivò una coppia che, pur non segnando tantissimo, è rimasta nel cuore dei pescaresi: Serato e Capogna protagonisti con Tom Rosati a metà anni 70.
A metà anni 80 troviamo IL bomber: Stefano Rebonato. 21 gol con Galeone e record rimasto imbattuto fino a due anni fa. Il buon Rebogol quell'anno segnava in ogni modo.
Negli anni 90 almeno tre sono i bomber: Andrea Carnevale, Federico Giampaolo e Mauro Esposito.
Il resto è storia recente: Andrea Cecchini trascinatore in B e poi i due.
Marco Sansovini, IL capitano in questi ultimi anni, e Ciro Immobile, sul quale non c'è bisogno di aggiungere altro.

La lista dei bidoni è molto più lunga e va di pari passo con un'altra caratteristica del calcio pescarese.
Passati gli anni quaranta, gli anni d'oro della Strapaesana, il Pescara finì nel baratro della Serie C.
Esattamente, tra il 1948-49 e il 1973-74, il Pescara non disputò un solo campionato di Serie B e conobbe anche umilianti retrocessioni in quella che allora veniva chiamata IV Serie.
In tutti questi 25 anni ci fu una costante: ogni stagione si partiva con l'obiettivo dichiarato della promozione, con nomi sulla carta altisonanti che avrebbero dovuto fare la differenza. 
Puntualmente, a dicembre, il Pescara si era sgonfiato e puntava ad un anonimo campionato di mezza classifica. I presunti fenomeni si rivelavano bidoni venuti a svernare in riva all'Adriatico, salvo diventare improvvisamente di nuovo fenomeni non appena cambiavano aria. 
Detto per inciso, solo Tom Rosati riuscì a rompere questa costante, prendendoci in Serie D e portandoci in Serie B in due stagioni. 
Poi arrivarono gli anni 70 e 80, per il Pescara oggettivamente anni d'oro, ma gli anni 90 hanno riproposto lo stesso identico copione, anche se questa volta in Serie B. Squadra costruita in estate con nomi altisonanti e dichiarazioni di Serie A che puntualmente a metà campionato si sgonfiava e finiva a metà classifica. Ora fatevi due conti: vi ricorda qualcosa tutto questo?

E così arriviamo a Vicenza-Pescara.
Partita di livello infimo, da 0-0. E invece l'abbiamo persa.
Il Vicenza non segnava da 120 minuti, quale migliore occasione per farlo sbloccare?
Il Pescara non ha mai tirato in porta e, se non tiri, difficilmente vinci.
Cos'altro dire? Che siamo a ottobre ma la strada imbroccata anche quest'anno sembra chiara: con l'autunno (sia pure estivo come questo), insieme alle foglie cadono i sogni di gloria.

A meno che qualcuno (leggi Melchiorri) non decida di fare il bomber e non di passare alla storia come l'ennesimo bidone venuto a svernare.

venerdì 10 ottobre 2014

Maniero. Un atto d'amore.

Iniziamo dai dati, dalla mera statistica. Riccardo Maniero è con 4 reti il vice-cannoniere del campionato di serie B 2014-2015. Sì, lo so: sono state giocate SOLO 7 partite, per cui pontificare l’autore di una tripletta (più o meno casuale) contro la Virtus Entella è estremamente pericoloso.
Appunto, torniamo al dato numerico. Sinora, in maglia biancazzurra, Riccardo Maniero ha giocato 90 partite ufficiali (85 in campionato, 5 in Coppa Italia) segnando complessivamente 28 reti (24 + 4). Forse neanche lui ne è a conoscenza, ma con la tripletta di sabato scorso è arrivato a un passo dalla top ten dei marcatori di sempre in maglia biancazzurra: Immobile, che in riva all’Adriatico sarà sempre ricordato come il cecchino infallibile dell’annata zemaniana, è decimo in questa speciale classifica con 37 presenze e 28 reti (tutte in campionato). Andrea Carnevale - che nella mia personalissima Trimurti degli idoli di sempre è dietro solo a Junior e Giampaolo – si è fermato anch’egli a quota 24 reti in maglia biancazzurra.
Insomma, volenti o nolenti, il buon Riccardino, con i suoi 28 goal, è già nella storia della Pescara Calcio. E lo sarebbe a prescindere, dopo quel goal-meraviglia contro la Nocerina che ci ha permesso di chiudere al primo posto la mitica annata 2012-2013.
E proprio da qui vuole partire il mio panegirico in suo onore. Come ogni curvaiolo che si rispetti, ho sempre trattato Maniero con quel misto di benevolenza mista ad esasperazione che è tipica del tifoso appagato o di quello frustrato (a seconda degli alti – pochi – e dei bassi – troppi – del beneamato Delfino).
Insomma, chi di voi/noi non ha sorriso ai tentativi impacciati del Maniero panchinaro delle prime due annate in biancazzurro? Chi non lo ha riempito almeno una volta di improperi al terzo goal mangiato in pochi minuti, urlando a squarciagola “ Manié, tu sctì proprie chiuse! Và a coje la live che ‘nde serve manghe la scale!” . Ebbene sì, io l’ho fatto. E non me ne vergogno.
Ho poi letto non so dove che alla prima di Zeman (quella contro il Verona ndr) era Maniero il titolare designato (visto che Immobile era arrivato tipo il giorno prima…), ma che il buon boemo lo relegò in panchina perché – pare – avesse i calzoncini abbassati e, colto in fallo dal mister, avesse risposto qualcosa tipo “Mister, io li porto così!”
  • Bene, mio caro, allora accomodati pure in panchina – gli rispose Zeman
Panchina dalla quale difficilmente si alzò quell’anno. Chissà come sarebbe andata la sua annata (e la nostra!) se il Boemo non fosse stato così inflessibile, non lo sapremo mai.
Però, da quando ho letto questa storia (vera o falsa che sia) ho guardato a Maniero con sempre maggior simpatia. Mi sono incazzato (e mi incazzerò sempre) quando sbaglia un goal che farei anch’io, ma l’ho rivalutato completamente dal punto di vista umano, dal punto di vista personale.
Il buon Riccardo ha sempre dato l’anima per questa maglia e malgrado gli evidenti limiti tecnici e atletici è uno dei pochi che la onora sempre, che cerca sempre di gettare il cuore oltre il famigerato ostacolo. E in questi tempi di puttanelle isteriche in maglia biancazzurra, non è comunque una cosa da poco…
Col passare del tempo Maniero è diventato per me una sorta di intima sicurezza; un giocatore generoso, discretamente scarso, che però ha cuore, ha grinta, ha voglia di emozionarsi ed emozionare.
È diventato insomma uno di famiglia. In Maniero, nella sua cessaggine-con-acuto-finale io rivedo me stesso. Il panzer limitato ma infinitamente generoso, che farebbe di tutto pur di provare la gioia del goal. Che farebbe di tutto per quella fottuta maglietta biancazzurra. Un buon faticatore dell’area da rigore che – comunque – a fine carriera avrà fatto un centinaio di goal tra i professionisti. Un Nappi, un Marescalco, un Giovanni Pisano (magari!).
Maniero. Uno di quelli che tra dieci anni rimpiangeremo (o continueremo a rifrecare) senza renderci conto che, intanto, nel loro piccolo, hanno fatto la storia del Pescara.
P.s. Se in curva vedete un uomo grassoccio che indossa la maglia di Maniero non dileggiatelo. Sono io.

P.p.s. Per una statistica completa dei goleador in biancazzurro potete andare su: http://it.wikipedia.org/wiki/Delfino_Pescara_1936#Statistiche_individuali

JOHNNY FELICE

venerdì 3 ottobre 2014

Il disagio dell(e) ex

In origine fu un tale Giagnoni (o Giaglioni, gli almanacchi non ci vengono in soccorso).
Pare che fosse andato via da Pescara in aperta polemica con la società dell’epoca (ah, i tempi non cambiano mai…!) e ogni maledetta volta che tornava a Pescara da ex erano partite memorabili, partite della vita. La sua forza era decuplicata, il suo piede da tramviere diventava quello fatato di un Rivelino o di un Rivera. Il Lecce di Giagnoni sembrava il grande Real di Puskas o di Di Stefano.
Non so se gli anni ’80 siano stati pieni di storie del genere, perché ho trent’anni e seguo il Pescara ossessivamente – solo – dal 1994. Ma da quando ho coscienza, ogni domenica (ehm, padron… ogni sabato) ho una certezza: chiunque torni a Pescara da ex sarà Maradona, Maldini e Platini tutti in un solo uomo.
È il disagio dell(e) ex.
Non c’è niente da fare, è così.
“Vabbé” – vi direte – “questi qui vogliono rendere speciale una legge del calcio vecchia come mio nonno…!” Avete ragione a lamentarvi: sicuramente la “legge dell’ex” non l’abbiamo inventata noi a Pescara. Però sfido qualunque altra squadra a esserne così pervicacemente attaccata, così maledettamente vittima com’è il nostro amato Delfino.
Fare un conto delle situazioni in cui siamo stati puniti da un ex è pressoché impossibile. Ogni buon tifoso che si rispetti potrebbe enumerarne almeno una buona dozzina. E così, “approfittando” dell’ennesima prestazione-monstre di Calaiò domenica sera vorrei stilare una personalissima top five degli amori mal-corrisposti finiti male. Con un goal e magari – pure – una beffarda esultanza sotto la curva. La nemesi per ogni buon cascettaro pescarese che si rispetti.



5. Il goal di Antonini in Arezzo-Pescara 2-2 del campionato di serie B 2005-2006.
Perché Antonini avrà fatto dieci goal in carriera e avrà giocato contro di noi UNA volta UNA e chiaramente ci ha segnato. (E poi perché mi ricordo di un’intervista di Antonini in cui parlava di un suo tatuaggio all’inguine in cui era raffigurato un Delfino. E niente: quando ci segnò contro ripensai a questa storia e rabbrividii…)
4. Il goal di Calaiò in Catania- Pescara 2-1 di domenica scorsa
Perché quest’assenza di vittorie dopo sei giornate inizia ad inquietarmi alquanto. E poi perché Calaiò da buon curvaiolo l’ho amato tantissimo sino al 2005, quando andò via in modi discutibili (per usare un buon eufemismo)
3. Il goal di Artistico in Pescara- Crotone 2-1 del campionato di serie C1 2002-2003
Perché è difficile trovare un giocatore che abbia fatto così male a Pescara e così bene in tutte le altre squadre in cui ha militato (così, su due piedi, mi viene in mente soltanto l’eterno incompiuto Fabio Artico)
2. Il goal di Insigne in Pescara- Napoli 0-3 del campionato di serie A 2012-2013
Perché sarebbe stato giusto che fosse stato il Napoli a subirlo, quel goal. Lorenzo il suo primo anno in A l’avrebbe dovuto fare con noi.
1. Il goal di Jonathas in Pescara – Latina 0-1 del campionato di serie B dell’anno scorso
Perché il Jonathas che abbiamo visto all’Adriatico poteva essere utile solo da Cuccitella, per spalmare gli hamburger di senape e maionese. E perché il suo non esultare dopo un goal da 30 mt che ha choccato ogni vero tifoso pescarese è stata una delle più grosse umiliazioni della mia vita da sportivo.


Bene, siamo giunti alla fine anche questa settimana.
Vi direte: “Ma cos’ha fatto questo dissociato, ci ha riempiti la testa di inutili nozioni sugli ex che hanno vestito i nostri colori e non ha parlato affatto della situazione imbarazzante in cui ci troviamo?!?
Esatto, amici miei. Si chiama rimozione.
E trovate la spiegazione di questo psico-patologia a questo link: http://it.wikipedia.org/wiki/Rimozione

Alla prossima avventura.

JOHNNY FELICE