I nostri ormai affezionati lettori si staranno giustamente chiedendo:"Ma è sabato, domani giochiamo a Catania e in settimana abbiamo giocato due partite e non scrivete nemmeno un rigo?".
Domanda più che legittima che ha una sua risposta: il pezzo di questa settimana toccava a me e questa settimana l'ho passata praticamente tutta a lavoro. Poi ce n'è un'altra: martedì sera e mercoledì ero leggermente arrabbiato (Johnny può testimoniare) e allora meglio far sbollire un pò.
Già perché in queste due partite abbiamo visto in scena un copione che sta diventando una (triste) abitudine da due anni a questa parte.
Prima di raccontare le partite però vi starete chiedendo anche:"Ma state dando i numeri al lotto?". Ok, stiamo abbastanza fuori ma il titolo ha un suo significato: dalla stagione 2012-2013 ad oggi (quindi dalla Serie A) il Nostro Pescara ha giocato 85 partite vincendone 19, pareggiandone 20 e perdendone 46. Basterebbero questi numeri: il Pescara ha vinto meno di una partita su quattro giocate. Ma siamo masochisti e abbiamo calcolato i gol: 83 fatti e 145 subiti. Cioè nemmeno un gol a partita fatto e 1,7 gol subiti a partita. Praticamente partiamo sempre da un quasi 0-2 in ogni partita. Se riflettiamo sul fatto che sono passati 6 allenatori e un numero imprecisato di giocatori, credo ci sia poco da discutere su dove vadano cercate le responsabilità di questo disastro.
Ma veniamo alle due partite in questione: Cittadella-Pescara e Pescara-Latina.
Al solito da tre anni a questa parte sono andato a vedere la partita di Cittadella al solito bar. Arrivo al 10' e già perdiamo 1-0. Un mio amico mi fa:"Ci stanno massacrando". Ma come? Siamo all'inizio...
Infatti il Pescara inizia a giocare e a giocare alla grande. Autorevole e aggressivo pareggia con Politano e chiude il Cittadella.
Però tira di qua, tira di là ma la palla non entra. Come con il Trapani o il portiere del Cittadella si veste da Superman e para l'impossibile o sono i nostri che cincischiano e sparacchiano malamente (maledetto Bjarnason!).
Il commento unanime è:"Scì stem a jucà ma avema fà lu gol". Ma "lu gol" non arriva e il primo tempo finisce 1-1. Siamo interdetti: dominiamo ma non segniamo, "quiss fann nu tir e ci fann lu gol".
Pronti via e il vaticinio sembra trasformarsi in realtà: Coralli sta per fare veramente il 2-1 ma Fiorillo para. Ripartiamo, pasticcio inguardabile della difesa del Cittadella, palla che fa il flipper sulle teste di due/tre difensori locali e finisce sulla testa di Melchiorri che insacca.
Il bar esplode e c'è un'unica convinzione: mò gliene facciamo 5. Convinzione rafforzata dal fatto che Pasquato sfiora il 3-1 subito subito.
E invece...e invece ecco il solito Pescara. Improvvisamente non giochiamo più e il Cittadella inizia ad attaccare. Ci si affida ad ogni mezzo per scongiurare ciò che tutti temiamo. Qualcuno invita alla reiterata imprecazione (e pure qualcosa di più) quando il Cittadella tira come rimedio sicuro al gol.
Sembra funzionare fin quando Coralli solo soletto devia al volo e fa 2-2. Cadiamo in un incubo: NO ANCORA UNA VOLTA NO. E invece passa poco ed è 3-2.
Perdiamo, sto e stiamo neri. Ma martedì c'è il Latina e dobbiamo vincere.
C'è in sospeso un storia su Latina risalente al 1974 ma la racconterò per il ritorno, anche perché è strettamente legata al loro stadio.
Martedì siamo tutti carichi. O meglio, quelli che ci sono perché siamo veramente pochi allo stadio.
C'è poco da dire sulla partita: scapoli e ammogliati.
L'attesa di molti è ovviamente nei confronti del più esecrato ed odiato degli ex: Ferdinando Sforzini, fondamentalmente colpevole di aver segnato due gol in due anni a Pescara e altrettanti in quattro partite a Latina.
Quando sei colpevole di certe cose a Pescara non sei perdonato. E così appena tocca palla Sforzini viene sommerso di fischi mentre dietro di noi si urla SFORZI' TI TAJEM.
Comunque in tutto questo andiamo anche in vantaggio con Melchiorri che sembra essere meglio del catafalco di Maniero.
Poi, immancabilmente, immutabilmente, regaliamo il gol al Latina. 1-1.
Poi il nulla. Assoluto e totale da ambo le parti. Non un tiro, non un'azione. Niente di niente se non orrendi rilanci sbagliati che non si vedono nemmeno in Eccellenza.
Non sappiamo se ridere o piangere e proviamo a buttarla sul ridere. Ma monta un frustazione sorda contro tutti: società, squadra e pure allenatore.
Società: non bisogna neanche spiegarlo. I risultati sono lì e parlano da soli.
Squadra: da tre anni a questa parte bambini viziati calcano il prato dell'Adriatico e alla prima difficoltà si sciolgono e vanno in bambola.
Allenatore: l'anno scorso ha fatto le fortune del Lanciano con due "qualità". Difensivista a oltranza e un fattore Boscaglia (sempre la parte bassa del nostro corpo) allucinante. Al momento non s'è vista né l'una, né l'altra.
La riprova? 95', Politano ha una palla che deve mettere semplicemente dentro. Non può sbagliare. Non deve e sbagliare. E invece? Ciabatta orrendamente e spara fuori.
Io sbrocco in modo clamoroso, sbrocco che il giorno successivo sarà definito monumentale, ma rimane il fatto: cinque partite tre punti. Siamo penultimi e domani andiamo a Catania per quello che, classifica alla mano, è un clamoroso scontro salvezza.
Ah, ricordo che con Catania abbiamo un conto in sospeso dal 26 maggio 2002.
sabato 27 settembre 2014
giovedì 18 settembre 2014
Io, alla fine, con il Bologna ho vinto 2-0
Succede ogni volta.
Ogni maledettissima volta. Mi esalto per nulla.
Per una dichiarazione
di Bjarnason in cui promette incursioni e goal a raffica; per le
parole del Fiorillo, del Pinna o del Nello Cusin della situazione, in
cui dichiara che Pescara è casa sua e che – dopo un anno di
appannamento – è voglioso e pronto al riscatto con la maglia
biancazzurra.
È successo anche
stavolta. Dopo le parole di Baroni nella presentazione al match
contro il Bologna, mi sono detto: “ Li asfaltiamo. Vinciamo facile
3 a 1”.
Sono entrato così
tanto in questo mood positivo che ho –pressoché- obbligato un caro
amico pescarese che vive in terra felsinea a tornare giù SOLO per
la partita. Un rendez-vous allo stadio di due o tre ore, una
genzianuccia al Ritrovo del Parrozzo e poi via, di nuovo a
Bologna a “farsi il fregno” con baristi e colleghi d’ufficio
per la vittoria conquistata il giorno prima.
Ho persino convinto la
mia povera ragazza – sì , lo ammetto!... cesenate – che passare
un venerdì sera allo stadio Adriatico e godersi la disfatta degli
odiati cugini bolognesi sarebbe stato un appuntamento imperdibile.
Il top dell’estate pescarese.
E invece…
Invece è successo che
il treno del mio amico ha fatto il consueto ritardo di mezz’ora,
arrivando alle 20,55 e producendo in me una serie infinita di
bestemmie (mai e poi mai sono arrivato a partita iniziata! … e che
non capiti mai più, visto come è finita!); bestemmie ulteriormente
rafforzate dai primi timidi sms provenienti dagli amici allo stadio
che recitavano pressappoco così:
h 21,01 Goal del
Bologna
h 21,04 0-2
h 21,09 0-3
mentre io tentavo di
sintonizzarmi – vanamente – sullo streaming di
www.forzapescara.com.
Intanto l’amico era
arrivato, il morale era sotto i tacchi, la genziana era andata a
farsi fottere. E noi eravamo arrivati allo stadio al 44’ del primo
tempo.
Atmosfera raggelante.
Silenzio assordante.
E invece torna in
campo il Pescara che non ti aspetti. Cattivo, malizioso, mai domo. In
22 minuti torna a illudermi meglio e più di prima. Al 25’ del
secondo tempo sono arci-convinto che la partita (che diverrà
sicuramente epica) la vinceremo noi 4-3, guidati dall’ariete
Maniero e dalle prodezze di Pasquato.
All’ottantesimo
inizio a credere che alla fine un pareggino col Bologna in 10 non è
poi così male. All’88 invoco a gran voce dai Rangers il canto
“Fino al novantesimo, fino al novantesimo Pescara goal, Pescara
goal!!” Al ’94 vago per la zona bassa della Curva sperando nel
fattore-Baroni o fattore-Lanciano ( gli stramaledetti goal segnati
negli ultimi secondi dai cugggini l’anno scorso). E invece niente.
Il mediocre Candussio
fischia la fine. Usciamo di nuovo sconfitti in casa 2-3 dal Bologna.
L’ultima volta era successo “grazie” a Diamanti e Gilardino;
adesso a punirci sono Buchel e Casarini. (ex Lanciano ndr).
L’umore è nero, il
morale sotto i tacchi.
Devo assolutamente
trovare una nota positiva, che mi eviti una serata di pesante
cascetta (o che –meglio- mi illuda di averla evitata).
E così, prima di
salutare gli amici in curva me ne esco con un “Vabbò, io alla fine
col Bologna ho vinto 2 a 0!”
[MI SAREI MANDATO A
FANCULO DA SOLO, LO AMMETTO]
E invece i poveri
compagni di sventura, malconci e sconfortati, sorridono, pensando già
a Cittadella e alla bandiera biancazzurra che sventolerà anche al
Tombolato. Pronti per un’altra avventura.
P.s. Il giorno dopo il
solito amico che mi aggiornava sullo stato della partita mi sveglia
così:
Buongiorno! Sono
ancora in cascia per ieri sera.
Porca troia. Non
guariremo mai.
JOHNNY FELICE
mercoledì 10 settembre 2014
Le leggi del calcio pescarese
Il calcio in generale, e quello pescarese in particolare, ha le sue leggi immutabili e irrazionali. A Pescara due in particolare sono puntualmente verificate e verificabili:
1) giocatori che arrivano da queste parti come fenomeni, si dimostrano "bandoni", scappano nottetempo in un'altra squadra e improvvisamente tornano ad essere fenomeni;
2) campi dove non riusiamo a vincere nemmeno per sbaglio se non nelle stagioni miracolose (e non sempre basta, vedi Ascoli l'anno di Zeman).
Entrambe queste leggi hanno trovato pronta applicazione domenica 7 settembre.
La prima risale in realtà a sabato. All'ultimo secondo di mercato il Pescara si è riuscito finalmente a liberare di Ferdinando Sforzini, bandone di rara portata, cedendolo al Latina. Il "buon" Nando appena sbarcato nell'Agro Pontino ha ben pensato di coprire di insulti tutto e tutti come da copione ormai scontato.
Bene, sabato sera uno degli anticipi era Latina-Crotone. Domenica mattina mi dico:"Vediamo cosa ha fatto il Latina". Non l'avessi mai fatto: scopro, con grande sconcerto, che il Latina ha vinto 1-0 con gol al 79' di, indovinate un pò? Proprio lui! Nando Sforzini autore di BEN 3 gol in un anno e mezzo a Pescara.
Sarà l'aria di Latina a rivitalizzare i giocatori, dato che l'anno scorso un altro bandone epico qual'era Jonathas è riuscito a fare la figura del centravanti.
Misteri del calcio pescarese.
L'altra legge era insita nella partita che il nostro Pescara si apprestava ad affrontare: Ternana-Pescara.
A mia memoria Terni è sinonimo di sconfitta, un pò come Ascoli o Bergamo. Scopro poi dal telecronista che in effetti non espugniamo il Liberati dal lontano 1982, quindi l'approccio al match è quello del "il pari va bene".
Siamo al solito bar e i primi minuti di partita sono caratterizzati dalle maledizioni a Sforzini e dal notare come la tifoseria della Ternana si sia spaccata (qualcuno fa anche notare che, essendo di sinistra, è normale si spacchino...come dargli torto!).
Il Pescara in campo sembra tenere bene e questo incoraggia commenti sul fatto che i giocatori di oggi siano completamente depilati mentre "m'arcord Tovalier, tenev cert pil". Per chi non lo sapesse Tovalieri ha giocato nel Pescara più o meno l'ultima volta che abbiamo vinto a Terni (in realtà nella stagione 84-85)....
Impressiona Pasquato che si fa vedere più volte mentre ci se la prende con Politano (e con Caprari assente) perché scarsi (e romani).
A parte un tiro di Pasquato e un'occasione per Ceravolo che si inserisce come il coltello nel burro tra i nostri due centrali, succede ben poco.
Ma l'inserimento di Ceravolo dovrebbe essere un campanello di allarme che puntualmente scatta quando arriva un lancio da dietro, Pesoli cade come una pera matura e lascia Ceravolo libero libero di battere il nostro portiere.
Siamo sotto e il morale crolla. L'unica cosa che penso è "ci risiamo". Gol preso come le decine degli ultimi anni e squadra che sembra tornata ad essere quella dello scorso girone di ritorno, solo che siamo alla seconda giornata.
Nel frattempo la colpa del gol viene addebitata ad uno che ha mandato la ragazza a prendere una birra:"te li so dett c'ha da shtà ecch!". Spiegazione accettata come plausibile dai più.
In realtà una prima reazione c'è: Pasquato semina avversari, mette in mezzo e Maniero segna. Il bar esplode ma ci dobbiamo rassegnare quando l'arbitro annulla per fuorigioco (che questa volta c'è).
Allo scadere poi esplode la rabbia: Maniero sbaglia qualcosa che chiunque di noi avrebbe messo dentro. Ingiurie e improperi si sprecano per l'ennesimo errore incredibile e qualcuno, che mantiene un minimo di raziocinio fa notare:"sperem ca nzì 'nnervusisc sennò nin fà mangh nu gol". Parole sante.
Si riparte e si cambia la disposizione del tavolo nella stanza del bar dove stiamo vedendo la partita: con il tavolo al centro segniamo sicuro.
Invece l'inizio è deprimente: il Pescara fatica a reagire, loro continuano ad infilare i due centrali.
Si inizia ad invocare Guana e uno, giustamente fa notare:"scì vabbò ma cuss ni è Maradona".
Com'è come non è, la Ternana cala e il Pescara sale ma davanti Maniero non ne vuole sapere.di inquadrare la porta. Quanto meno siamo lì però e ad un certo punto un difensore della Ternana stende uno dei nostri al limite. E' punizione.
Uno dice:"uagliù mo dobbiamo solo esultare, Pasquato la mette sicuro". Ovviamente lo mandiamo tutti a quel paese. Ma ha ragione. Punizione perfetta, palla in rete. 1-1. Delirio.
Abbiamo raddrizzato la partita.
Ci si lascia andare a facili pronostici:"mo la sfatiamo", "segna Maniero". Intanto Baroni mette Guana (esce Pesoli tra le maledizioni di tutti) e a centrocampo la differenza si vede. Giocatore davvero di qualità.
Intanto però Baroni fa capire chiaramente la sua idea mettendo anche Salomon per Pasquato: se arriva il gol vinciamo ma intanto portiamo a casa il punto.
Qualcuno maledice invocando l'attaccante in più, qualcun'altro saggiamente osserva "quest'ann è cuscì, primo non prenderle".
In ogni caso anche Salomon dà un'ottima impressione, annullando l'attacco di una Ternana che prova invece a cercare la vittoria davanti i suoi tifosi.
Si arriva così all'85' e si inizia ad invocare la zona Baroni (quella del Lanciano dell'anno scorso) per il miracolo.
Ma non arriva nessun gol e così portiamo a casa un altro punticino. La legge è stata rispettata: a Terni non abbiamo vinto nemmeno quest'anno. Ma proprio per questo il punto non è da buttare.
Ora sotto con il Bologna per prendere i primi tre punti della stagione e confermare le buone impressioni di queste prime due giornate.
giovedì 4 settembre 2014
La mia vita senza Stroppa
Mettiamo subito in
chiaro una cosa, cari amici: a fine giugno, quando si parlava
dell’allenatore che ci avrebbe guidati in questa stagione, per me
esisteva un solo nome: quello di Zeman.
Sì, lo so. Tirarsi il
ritorno del Boemo era un’idea folle per mille ragioni. Ma noi
pescaresi AMIAMO SOGNARE (almeno nel calcio) e siamo un po’ come
quel personaggio di Pirandello, Ciàula si chiamava, che non aveva
mai visto la luna e un giorno, vedutala - per caso - per la prima
volta, scoppia a piangere e non si riprende più. Quell’immagine di
bellezza gli avrebbe cambiato per sempre la vita.
Noi ne sappiamo
qualcosa; siamo tutti un po’ come Ciàula. Noi pescaresi siamo
eccessivi e arroganti, amiamo vivere e dissiparci: siamo personaggi
tragici, eppur vitalistici, siamo un paradosso vivente. Siamo dei
dannunziani senza speranza.
Ecco perché, malgrado
tutto, desideravo rivedere Zeman su quella panchina: malgrado la
piccolezza dell’uomo (che – a mio giudizio – è di un’evidenza
lapalissiana), era lui l’uomo giusto per questa città. E –
pensavo ad alta voce – soltanto un personaggio come il Boemo
avrebbe potuto riportare l’entusiasmo in una città sprofondata
nella depressione caspica di Stroppa-Bergodi-Bucchi-Marino-Cosmi.
Ma i sogni spesso
rimangono tali e a onor del vero non sappiamo neanche fino a quanto
la nostra beneamata società si sia spesa per riportare il Boemo in
riva all’Adriatico (malgrado Peppino Pavone sia la dimostrazione
che qualcosa sicuramente si è fatto).
Passata la sbronza
zemaniana, sono tornato come sempre a refreshare la pagina dei
sondaggi su www.forzapescara.com
votando in maniera ossessiva per Foscarini. “Sono anni che se ne
parla – mi dicevo – e alla fine Foscarini non arriva mai! Eppure
ogni anno salva una banda di morti che prende il nome di Cittadella
facendogli persino giocare un buon calcio. È lui l’uomo giusto, è
lui l’uomo giusto, è lui l’uomo giusto! In serie B l’allenatore
vale mezza squadra!”
Eppure neanche
quest’anno è stato quello buono per vedere il vecchio Claudio
allenare il Delfino (e forse, a questo punto, non lo sarà mai). Si
parlava dell’arrivo di Giampaolo, della permanenza forzata di
Cosmi, dell’incredibile ritorno di Marino: tutte soluzioni che
continuavano a deprimere una piazza già alla canna del gas.
A un certo punto è
uscito fuori il nome di Baroni: un allenatore esperto, tosto, che ha
portato il Lanciano a un passo dai play-off. L’uomo giusto per ogni
piazza, ma non per Pescara.
“E’ uno di quegli
allenatori preparati, seri, ma che fanno un gioco troppo schematico,
troppo prevedibile per una piazza innamorata del bel calcio come la
nostra”, questo pensavo quando lo prendemmo.
Eppure mi sbagliavo.
Baroni è riuscito in
poco più di un mese a fare molto più di quello che i suoi
predecessori siano riusciti a fare in due anni. Ha parlato con
coraggio e con schiettezza a una piazza abituata ai silenzi di
Marino, ai muscoli di Cosmi o alle “visioni profetiche” di
Stroppa; ha fatto la voce grossa con la società quando c’era da
farlo; ci ha liberati di tre bandoni assoluti come Vukusic (in
cui continuo incredibilmente a credere!), Cutolo e Sforzini, ricchi
di superbia e poveri di talento.
E – cosa essenziale
– ci ha fatto vedere in queste ultime partite un Pescara vivo,
maturo,cattivo, attento in difesa e propositivo in attacco. Ci ha
fatto vedere il Pescara che vogliamo.
Insomma, sono bastati
due mesi di Baroni per farmi dimenticare non dico Zeman, ma
quantomeno l’amato Foscarini.
“In serie B
l’allenatore vale mezza squadra!” dicevo. Bene, mi sembra
proprio che l’allenatore ci sia. Che la squadra sia uscita
rafforzata e completa dal mercato estivo come mai negli ultimi anni.
Un’ottima squadra e
un ottimo allenatore. Gente di categoria, giovani affamati, due
senatori che non hanno mai sfigurato in maglia biancazzurra (Nielsen
e Maniero), un allenatore caparbio, deciso e carismatico.
Torniamo a sognare,
pescaresi. È l’unica cosa che sappiamo fare.
Link finale:
http://www.pescarasport24.it/2014/09/02/sforzini-veleno-pescara-non-era-mio-ambiente-sognano-troppo/5080/
Johnny Felice.
Ubicazione:
Pescara PE, Italia
lunedì 1 settembre 2014
La terza coppa Italia
Sabato 30 agosto 2014. Finalmente si ricomincia. Una nuova stagione che regalerà gioie (spero tante), delusioni (spero poche) ma soprattutto la bellezza di seguire la squadra della mia città.
A questo punto (o forse a molti sin dall'inizio) vi starete ponendo la domanda: ma che c'entra la terza coppa Italia???
E' presto detto. L'attesa per l'esordio stagionale è tanta, la prima giornata in casa è un rito da svolgere con tutta la solennità del caso.
E allora appuntamento sotto la curva alle 18 per un ampio pre partita fatto di birre e chiacchiere.
Purtroppo alle 18 c'è anche Chievo-Juventus e il bar è pieno di juventini che esultano al gol di Caceres, non posso che augurarmi il pari del Chievo per deludere questi individui.
Le due ore mezza prima della partita scorrono via tra una risata e l'altra, a cominciare dal fatto che io e un mio amico (arrivati per primi) ci sediamo ad un tavolo addossato al muro manco fossimo in punizione.
Che la prima sia qualcosa più che una semplice partita è dimostrato dal fatto che stasera siamo tutti, anche chi, per vari motivi, non viene più assiduamente come una volta.
Ovviamente vi starete chiedendo ancora:"Scì vabbò, ma ssa coppa?"
Mentre parliamo tra di noi si avvicina un tizio, nella categoria "mostri", di quelli che puoi incontrare solo fuori lo stadio prima della partita. Costui si mette a parlare con un mio amico e gli dice che dobbiamo vincere per forza per conquistare la coppa Italia.
Già perché il nostro "amico" è convinto che nella sua storia il Pescara abbia vinto già due coppe Italia e che stasera si giochi la terza.
"Però ema ving, lu pareggj nin basht". Insomma, non lo sapevamo, ma non è la prima giornata di campionato ma la finale di ritorno di coppa e siamo costretti a battere il Trapani per alzare il trofeo.
Entriamo consapevoli di questo ma la partita è di quelle da cascetta pura: il Trapani è imbarazzante, non tira mai; il Pescara gioca benissimo e costruisce occasioni a ripetizione e, incredibile ma vero, sembra una squadra solida dal punto di vista difensivo.
Maniero riesce nell'impresa di sbagliare due volte a porta vuota, non manca il classico gol annullato senza motivo e, soprattutto, il portiere che contro di noi diventa superman e para qualsiasi cosa.
Se il primo tempo può pure passare 0-0, il secondo tempo è da infarto. Occasioni da gol nitida ma palla che non entra: Maniero sbaglia l'incredibile, il portiere del Trapani toglie dalla porta un missile di Melchiorri.
Bjarnason gioca una signora partita insieme ai due centrali Zuparic e Cosic. Melchiorri entra e fa vedere di poter meritare un posto da titolare, Sowe dimostra che, una volta in forma, sarà inarrestabile.
I siciliani, guidati dal fattore Boscaglia (che è una nota parte bassa del nostro corpo), riescono nell'impresa di uscire dall'Adriatico con un punto nonostante non abbiano fatto nulla per meritarlo.
Noi usciamo con un punto e due consapevolezze:
1) La squadra c'è, gioca bene e potrà togliersi delle soddisfazioni.
2) Ci serve una punta che la butti dentro, Maniero si impegna ma non può essere il titolare.
Finita la partita il nostro pensiero è però un altro: se incontriamo il tipo del pre-partita come gli spieghiamo che non abbiamo vinto e abbiamo perso la terza coppa Italia? Se qualcuno lo incontra cerchi di dirglielo...
A questo punto (o forse a molti sin dall'inizio) vi starete ponendo la domanda: ma che c'entra la terza coppa Italia???
E' presto detto. L'attesa per l'esordio stagionale è tanta, la prima giornata in casa è un rito da svolgere con tutta la solennità del caso.
E allora appuntamento sotto la curva alle 18 per un ampio pre partita fatto di birre e chiacchiere.
Purtroppo alle 18 c'è anche Chievo-Juventus e il bar è pieno di juventini che esultano al gol di Caceres, non posso che augurarmi il pari del Chievo per deludere questi individui.
Le due ore mezza prima della partita scorrono via tra una risata e l'altra, a cominciare dal fatto che io e un mio amico (arrivati per primi) ci sediamo ad un tavolo addossato al muro manco fossimo in punizione.
Che la prima sia qualcosa più che una semplice partita è dimostrato dal fatto che stasera siamo tutti, anche chi, per vari motivi, non viene più assiduamente come una volta.
Ovviamente vi starete chiedendo ancora:"Scì vabbò, ma ssa coppa?"
Mentre parliamo tra di noi si avvicina un tizio, nella categoria "mostri", di quelli che puoi incontrare solo fuori lo stadio prima della partita. Costui si mette a parlare con un mio amico e gli dice che dobbiamo vincere per forza per conquistare la coppa Italia.
Già perché il nostro "amico" è convinto che nella sua storia il Pescara abbia vinto già due coppe Italia e che stasera si giochi la terza.
"Però ema ving, lu pareggj nin basht". Insomma, non lo sapevamo, ma non è la prima giornata di campionato ma la finale di ritorno di coppa e siamo costretti a battere il Trapani per alzare il trofeo.
Entriamo consapevoli di questo ma la partita è di quelle da cascetta pura: il Trapani è imbarazzante, non tira mai; il Pescara gioca benissimo e costruisce occasioni a ripetizione e, incredibile ma vero, sembra una squadra solida dal punto di vista difensivo.
Maniero riesce nell'impresa di sbagliare due volte a porta vuota, non manca il classico gol annullato senza motivo e, soprattutto, il portiere che contro di noi diventa superman e para qualsiasi cosa.
Se il primo tempo può pure passare 0-0, il secondo tempo è da infarto. Occasioni da gol nitida ma palla che non entra: Maniero sbaglia l'incredibile, il portiere del Trapani toglie dalla porta un missile di Melchiorri.
Bjarnason gioca una signora partita insieme ai due centrali Zuparic e Cosic. Melchiorri entra e fa vedere di poter meritare un posto da titolare, Sowe dimostra che, una volta in forma, sarà inarrestabile.
I siciliani, guidati dal fattore Boscaglia (che è una nota parte bassa del nostro corpo), riescono nell'impresa di uscire dall'Adriatico con un punto nonostante non abbiano fatto nulla per meritarlo.
Noi usciamo con un punto e due consapevolezze:
1) La squadra c'è, gioca bene e potrà togliersi delle soddisfazioni.
2) Ci serve una punta che la butti dentro, Maniero si impegna ma non può essere il titolare.
Finita la partita il nostro pensiero è però un altro: se incontriamo il tipo del pre-partita come gli spieghiamo che non abbiamo vinto e abbiamo perso la terza coppa Italia? Se qualcuno lo incontra cerchi di dirglielo...
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