Due domeniche fa al solito bar eravamo tutti soddisfatti: il Pescara aveva appena asfaltato il malcapitato Crotone con un sono 4-1 che sommato al 4-0 all'Entella faceva presagire l'uscita definitiva dal limbo delle prime giornate.
E' vero, qualcuno aveva avuto da ridire perché, a ben vedere, nel secondo tempo si erano palesate le solite cose: sprecato il 3-0 con Politano che tira una ciofeca invece di un rigore; Baroni che toglie un attaccante (Pasquato) e mette un difensore (Salomon) e a Pescara questa è lesa maestà; Crotone che trova il 2-1 e sfiora il 2-2 con un palo incredibile.
Però qualcun'altro aveva messo un punto con una sentenza inappellabile:"Vincem 4-1 a Croton e nin vi pijac ah?".
Già perché dopo tutte le difficoltà di cui sopra a Crotone è entrato in gioco lui: Federico Melchiorri. Se è vero che in grandi giocatori risolvono da soli le partite e guidano la loro squadra nei momenti di difficoltà, a Crotone abbiamo visto un fenomeno.
Due gol incredibili e bilancia che si è spostata inevitabilmente dalla nostra parte. Ora starà a lui a scegliere se entrare nella, ristretta, cerchia dei bomber o in quella, ampia e popolosa, dei bidoni.
In origine fu Mario Tontodonati, bomber e capitano della Strapaesana, che si dice fosse idolatrato al Rampigna e che quasi trascinò il Pescara in Serie A in tempi non sospetti (parliamo del 1941).
Poi anni di buio e arrivò una coppia che, pur non segnando tantissimo, è rimasta nel cuore dei pescaresi: Serato e Capogna protagonisti con Tom Rosati a metà anni 70.
A metà anni 80 troviamo IL bomber: Stefano Rebonato. 21 gol con Galeone e record rimasto imbattuto fino a due anni fa. Il buon Rebogol quell'anno segnava in ogni modo.
Negli anni 90 almeno tre sono i bomber: Andrea Carnevale, Federico Giampaolo e Mauro Esposito.
Il resto è storia recente: Andrea Cecchini trascinatore in B e poi i due.
Marco Sansovini, IL capitano in questi ultimi anni, e Ciro Immobile, sul quale non c'è bisogno di aggiungere altro.
La lista dei bidoni è molto più lunga e va di pari passo con un'altra caratteristica del calcio pescarese.
Passati gli anni quaranta, gli anni d'oro della Strapaesana, il Pescara finì nel baratro della Serie C.
Esattamente, tra il 1948-49 e il 1973-74, il Pescara non disputò un solo campionato di Serie B e conobbe anche umilianti retrocessioni in quella che allora veniva chiamata IV Serie.
In tutti questi 25 anni ci fu una costante: ogni stagione si partiva con l'obiettivo dichiarato della promozione, con nomi sulla carta altisonanti che avrebbero dovuto fare la differenza.
Puntualmente, a dicembre, il Pescara si era sgonfiato e puntava ad un anonimo campionato di mezza classifica. I presunti fenomeni si rivelavano bidoni venuti a svernare in riva all'Adriatico, salvo diventare improvvisamente di nuovo fenomeni non appena cambiavano aria.
Detto per inciso, solo Tom Rosati riuscì a rompere questa costante, prendendoci in Serie D e portandoci in Serie B in due stagioni.
Poi arrivarono gli anni 70 e 80, per il Pescara oggettivamente anni d'oro, ma gli anni 90 hanno riproposto lo stesso identico copione, anche se questa volta in Serie B. Squadra costruita in estate con nomi altisonanti e dichiarazioni di Serie A che puntualmente a metà campionato si sgonfiava e finiva a metà classifica. Ora fatevi due conti: vi ricorda qualcosa tutto questo?
E così arriviamo a Vicenza-Pescara.
Partita di livello infimo, da 0-0. E invece l'abbiamo persa.
Il Vicenza non segnava da 120 minuti, quale migliore occasione per farlo sbloccare?
Il Pescara non ha mai tirato in porta e, se non tiri, difficilmente vinci.
Cos'altro dire? Che siamo a ottobre ma la strada imbroccata anche quest'anno sembra chiara: con l'autunno (sia pure estivo come questo), insieme alle foglie cadono i sogni di gloria.
A meno che qualcuno (leggi Melchiorri) non decida di fare il bomber e non di passare alla storia come l'ennesimo bidone venuto a svernare.
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