Mettiamo subito in
chiaro una cosa, cari amici: a fine giugno, quando si parlava
dell’allenatore che ci avrebbe guidati in questa stagione, per me
esisteva un solo nome: quello di Zeman.
Sì, lo so. Tirarsi il
ritorno del Boemo era un’idea folle per mille ragioni. Ma noi
pescaresi AMIAMO SOGNARE (almeno nel calcio) e siamo un po’ come
quel personaggio di Pirandello, Ciàula si chiamava, che non aveva
mai visto la luna e un giorno, vedutala - per caso - per la prima
volta, scoppia a piangere e non si riprende più. Quell’immagine di
bellezza gli avrebbe cambiato per sempre la vita.
Noi ne sappiamo
qualcosa; siamo tutti un po’ come Ciàula. Noi pescaresi siamo
eccessivi e arroganti, amiamo vivere e dissiparci: siamo personaggi
tragici, eppur vitalistici, siamo un paradosso vivente. Siamo dei
dannunziani senza speranza.
Ecco perché, malgrado
tutto, desideravo rivedere Zeman su quella panchina: malgrado la
piccolezza dell’uomo (che – a mio giudizio – è di un’evidenza
lapalissiana), era lui l’uomo giusto per questa città. E –
pensavo ad alta voce – soltanto un personaggio come il Boemo
avrebbe potuto riportare l’entusiasmo in una città sprofondata
nella depressione caspica di Stroppa-Bergodi-Bucchi-Marino-Cosmi.
Ma i sogni spesso
rimangono tali e a onor del vero non sappiamo neanche fino a quanto
la nostra beneamata società si sia spesa per riportare il Boemo in
riva all’Adriatico (malgrado Peppino Pavone sia la dimostrazione
che qualcosa sicuramente si è fatto).
Passata la sbronza
zemaniana, sono tornato come sempre a refreshare la pagina dei
sondaggi su www.forzapescara.com
votando in maniera ossessiva per Foscarini. “Sono anni che se ne
parla – mi dicevo – e alla fine Foscarini non arriva mai! Eppure
ogni anno salva una banda di morti che prende il nome di Cittadella
facendogli persino giocare un buon calcio. È lui l’uomo giusto, è
lui l’uomo giusto, è lui l’uomo giusto! In serie B l’allenatore
vale mezza squadra!”
Eppure neanche
quest’anno è stato quello buono per vedere il vecchio Claudio
allenare il Delfino (e forse, a questo punto, non lo sarà mai). Si
parlava dell’arrivo di Giampaolo, della permanenza forzata di
Cosmi, dell’incredibile ritorno di Marino: tutte soluzioni che
continuavano a deprimere una piazza già alla canna del gas.
A un certo punto è
uscito fuori il nome di Baroni: un allenatore esperto, tosto, che ha
portato il Lanciano a un passo dai play-off. L’uomo giusto per ogni
piazza, ma non per Pescara.
“E’ uno di quegli
allenatori preparati, seri, ma che fanno un gioco troppo schematico,
troppo prevedibile per una piazza innamorata del bel calcio come la
nostra”, questo pensavo quando lo prendemmo.
Eppure mi sbagliavo.
Baroni è riuscito in
poco più di un mese a fare molto più di quello che i suoi
predecessori siano riusciti a fare in due anni. Ha parlato con
coraggio e con schiettezza a una piazza abituata ai silenzi di
Marino, ai muscoli di Cosmi o alle “visioni profetiche” di
Stroppa; ha fatto la voce grossa con la società quando c’era da
farlo; ci ha liberati di tre bandoni assoluti come Vukusic (in
cui continuo incredibilmente a credere!), Cutolo e Sforzini, ricchi
di superbia e poveri di talento.
E – cosa essenziale
– ci ha fatto vedere in queste ultime partite un Pescara vivo,
maturo,cattivo, attento in difesa e propositivo in attacco. Ci ha
fatto vedere il Pescara che vogliamo.
Insomma, sono bastati
due mesi di Baroni per farmi dimenticare non dico Zeman, ma
quantomeno l’amato Foscarini.
“In serie B
l’allenatore vale mezza squadra!” dicevo. Bene, mi sembra
proprio che l’allenatore ci sia. Che la squadra sia uscita
rafforzata e completa dal mercato estivo come mai negli ultimi anni.
Un’ottima squadra e
un ottimo allenatore. Gente di categoria, giovani affamati, due
senatori che non hanno mai sfigurato in maglia biancazzurra (Nielsen
e Maniero), un allenatore caparbio, deciso e carismatico.
Torniamo a sognare,
pescaresi. È l’unica cosa che sappiamo fare.
Link finale:
http://www.pescarasport24.it/2014/09/02/sforzini-veleno-pescara-non-era-mio-ambiente-sognano-troppo/5080/
Johnny Felice.
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