giovedì 4 settembre 2014

La mia vita senza Stroppa

Mettiamo subito in chiaro una cosa, cari amici: a fine giugno, quando si parlava dell’allenatore che ci avrebbe guidati in questa stagione, per me esisteva un solo nome: quello di Zeman.
Sì, lo so. Tirarsi il ritorno del Boemo era un’idea folle per mille ragioni. Ma noi pescaresi AMIAMO SOGNARE (almeno nel calcio) e siamo un po’ come quel personaggio di Pirandello, Ciàula si chiamava, che non aveva mai visto la luna e un giorno, vedutala - per caso - per la prima volta, scoppia a piangere e non si riprende più. Quell’immagine di bellezza gli avrebbe cambiato per sempre la vita.
Noi ne sappiamo qualcosa; siamo tutti un po’ come Ciàula. Noi pescaresi siamo eccessivi e arroganti, amiamo vivere e dissiparci: siamo personaggi tragici, eppur vitalistici, siamo un paradosso vivente. Siamo dei dannunziani senza speranza.
Ecco perché, malgrado tutto, desideravo rivedere Zeman su quella panchina: malgrado la piccolezza dell’uomo (che – a mio giudizio – è di un’evidenza lapalissiana), era lui l’uomo giusto per questa città. E – pensavo ad alta voce – soltanto un personaggio come il Boemo avrebbe potuto riportare l’entusiasmo in una città sprofondata nella depressione caspica di Stroppa-Bergodi-Bucchi-Marino-Cosmi.
Ma i sogni spesso rimangono tali e a onor del vero non sappiamo neanche fino a quanto la nostra beneamata società si sia spesa per riportare il Boemo in riva all’Adriatico (malgrado Peppino Pavone sia la dimostrazione che qualcosa sicuramente si è fatto).
Passata la sbronza zemaniana, sono tornato come sempre a refreshare la pagina dei sondaggi su www.forzapescara.com votando in maniera ossessiva per Foscarini. “Sono anni che se ne parla – mi dicevo – e alla fine Foscarini non arriva mai! Eppure ogni anno salva una banda di morti che prende il nome di Cittadella facendogli persino giocare un buon calcio. È lui l’uomo giusto, è lui l’uomo giusto, è lui l’uomo giusto! In serie B l’allenatore vale mezza squadra!”
Eppure neanche quest’anno è stato quello buono per vedere il vecchio Claudio allenare il Delfino (e forse, a questo punto, non lo sarà mai). Si parlava dell’arrivo di Giampaolo, della permanenza forzata di Cosmi, dell’incredibile ritorno di Marino: tutte soluzioni che continuavano a deprimere una piazza già alla canna del gas.
A un certo punto è uscito fuori il nome di Baroni: un allenatore esperto, tosto, che ha portato il Lanciano a un passo dai play-off. L’uomo giusto per ogni piazza, ma non per Pescara.
“E’ uno di quegli allenatori preparati, seri, ma che fanno un gioco troppo schematico, troppo prevedibile per una piazza innamorata del bel calcio come la nostra”, questo pensavo quando lo prendemmo.
Eppure mi sbagliavo.
Baroni è riuscito in poco più di un mese a fare molto più di quello che i suoi predecessori siano riusciti a fare in due anni. Ha parlato con coraggio e con schiettezza a una piazza abituata ai silenzi di Marino, ai muscoli di Cosmi o alle “visioni profetiche” di Stroppa; ha fatto la voce grossa con la società quando c’era da farlo; ci ha liberati di tre bandoni assoluti come Vukusic (in cui continuo incredibilmente a credere!), Cutolo e Sforzini, ricchi di superbia e poveri di talento.
E – cosa essenziale – ci ha fatto vedere in queste ultime partite un Pescara vivo, maturo,cattivo, attento in difesa e propositivo in attacco. Ci ha fatto vedere il Pescara che vogliamo.
Insomma, sono bastati due mesi di Baroni per farmi dimenticare non dico Zeman, ma quantomeno l’amato Foscarini.
“In serie B l’allenatore vale mezza squadra!” dicevo. Bene, mi sembra proprio che l’allenatore ci sia. Che la squadra sia uscita rafforzata e completa dal mercato estivo come mai negli ultimi anni.
Un’ottima squadra e un ottimo allenatore. Gente di categoria, giovani affamati, due senatori che non hanno mai sfigurato in maglia biancazzurra (Nielsen e Maniero), un allenatore caparbio, deciso e carismatico.
Torniamo a sognare, pescaresi. È l’unica cosa che sappiamo fare.


Link finale: http://www.pescarasport24.it/2014/09/02/sforzini-veleno-pescara-non-era-mio-ambiente-sognano-troppo/5080/

Johnny Felice.

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