sabato 27 settembre 2014

19-20-46-83-145

I nostri ormai affezionati lettori si staranno giustamente chiedendo:"Ma è sabato, domani giochiamo a Catania e in settimana abbiamo giocato due partite e non scrivete nemmeno un rigo?".
Domanda più che legittima che ha una sua risposta: il pezzo di questa settimana toccava a me e questa settimana l'ho passata praticamente tutta a lavoro. Poi ce n'è un'altra: martedì sera e mercoledì ero leggermente arrabbiato (Johnny può testimoniare) e allora meglio far sbollire un pò.
Già perché in queste due partite abbiamo visto in scena un copione che sta diventando una (triste) abitudine da due anni a questa parte.
Prima di raccontare le partite però vi starete chiedendo anche:"Ma state dando i numeri al lotto?". Ok, stiamo abbastanza fuori ma il titolo ha un suo significato: dalla stagione 2012-2013 ad oggi (quindi dalla Serie A) il Nostro Pescara ha giocato 85 partite vincendone 19, pareggiandone 20 e perdendone 46. Basterebbero questi numeri: il Pescara ha vinto meno di una partita su quattro giocate. Ma siamo masochisti e abbiamo calcolato i gol: 83 fatti e 145 subiti. Cioè nemmeno un gol a partita fatto e 1,7 gol subiti a partita. Praticamente partiamo sempre da un quasi 0-2 in ogni partita. Se riflettiamo sul fatto che sono passati 6 allenatori e un numero imprecisato di giocatori, credo ci sia poco da discutere su dove vadano cercate le responsabilità di questo disastro.

Ma veniamo alle due partite in questione: Cittadella-Pescara e Pescara-Latina.
Al solito da tre anni a questa parte sono andato a vedere la partita di Cittadella al solito bar. Arrivo al 10' e già perdiamo 1-0. Un mio amico mi fa:"Ci stanno massacrando". Ma come? Siamo all'inizio...
Infatti il Pescara inizia a giocare e a giocare alla grande. Autorevole e aggressivo pareggia con Politano e chiude il Cittadella.
Però tira di qua, tira di là ma la palla non entra. Come con il Trapani o il portiere del Cittadella si veste da Superman e para l'impossibile o sono i nostri che cincischiano e sparacchiano malamente (maledetto Bjarnason!).
Il commento unanime è:"Scì stem a jucà ma avema fà lu gol". Ma "lu gol" non arriva e il primo tempo finisce 1-1. Siamo interdetti: dominiamo ma non segniamo, "quiss fann nu tir e ci fann lu gol".
Pronti via e il vaticinio sembra trasformarsi in realtà: Coralli sta per fare veramente il 2-1 ma Fiorillo para. Ripartiamo, pasticcio inguardabile della difesa del Cittadella, palla che fa il flipper sulle teste di due/tre difensori locali e finisce sulla testa di Melchiorri che insacca.
Il bar esplode e c'è un'unica convinzione: mò gliene facciamo 5. Convinzione rafforzata dal fatto che Pasquato sfiora il 3-1 subito subito.
E invece...e invece ecco il solito Pescara. Improvvisamente non giochiamo più e il Cittadella inizia ad attaccare. Ci si affida ad ogni mezzo per scongiurare ciò che tutti temiamo. Qualcuno invita alla reiterata imprecazione (e pure qualcosa di più) quando il Cittadella tira come rimedio sicuro al gol.
Sembra funzionare fin quando Coralli solo soletto devia al volo e fa 2-2. Cadiamo in un incubo: NO ANCORA UNA VOLTA NO. E invece passa poco ed è 3-2.
Perdiamo, sto e stiamo neri. Ma martedì c'è il Latina e dobbiamo vincere.
C'è in sospeso un storia su Latina risalente al 1974 ma la racconterò per il ritorno, anche perché è strettamente legata al loro stadio.
Martedì siamo tutti carichi. O meglio, quelli che ci sono perché siamo veramente pochi allo stadio.
C'è poco da dire sulla partita: scapoli e ammogliati.
L'attesa di molti è ovviamente nei confronti del più esecrato ed odiato degli ex: Ferdinando Sforzini, fondamentalmente colpevole di aver segnato due gol in due anni a Pescara e altrettanti in quattro partite a Latina.
Quando sei colpevole di certe cose a Pescara non sei perdonato. E così appena tocca palla Sforzini viene sommerso di fischi mentre dietro di noi si urla SFORZI' TI TAJEM.
Comunque in tutto questo andiamo anche in vantaggio con Melchiorri che sembra essere meglio del catafalco di Maniero.
Poi, immancabilmente, immutabilmente, regaliamo il gol al Latina. 1-1.
Poi il nulla. Assoluto e totale da ambo le parti. Non un tiro, non un'azione. Niente di niente se non orrendi rilanci sbagliati che non si vedono nemmeno in Eccellenza.
Non sappiamo se ridere o piangere e proviamo a buttarla sul ridere. Ma monta un frustazione sorda contro tutti: società, squadra e pure allenatore.
Società: non bisogna neanche spiegarlo. I risultati sono lì e parlano da soli.
Squadra: da tre anni a questa parte bambini viziati calcano il prato dell'Adriatico e alla prima difficoltà si sciolgono e vanno in bambola.
Allenatore: l'anno scorso ha fatto le fortune del Lanciano con due "qualità". Difensivista a oltranza e un fattore Boscaglia (sempre la parte bassa del nostro corpo) allucinante. Al momento non s'è vista né l'una, né l'altra.
La riprova? 95', Politano ha una palla che deve mettere semplicemente dentro. Non può sbagliare. Non deve e sbagliare. E invece? Ciabatta orrendamente e spara fuori.
Io sbrocco in modo clamoroso, sbrocco che il giorno successivo sarà definito monumentale, ma rimane il fatto: cinque partite tre punti. Siamo penultimi e domani andiamo a Catania per quello che, classifica alla mano, è un clamoroso scontro salvezza.
Ah, ricordo che con Catania abbiamo un conto in sospeso dal 26 maggio 2002.

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